mercoledì 1 dicembre 2010
comunicato stampa 1dicembre
LA FUCI E LA RIFORMA UNIVERSITARIA:
OLTRE LE PROVE DI FORZA
Martedì 30 Novembre è stato approvato dalla Camera il disegno di legge concernente Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario, che approderà in Senato il 9 Dicembre.
La FUCI riconosce il malessere dell’Università italiana ed il suo bisogno impellente di riforma, una riforma che non la consideri come mero capitolo di spesa ma che sia disposta ad investire in essa, riconoscendola come risorsa fondamentale per il Paese. Ma ancor di più il nostro sistema universitario necessita dell’attenzione di una classe politica che abbia a cuore il futuro dei giovani e dell’istruzione, perché il futuro del nostro Paese passa da lì, dalle aule universitarie.
Esprimiamo il nostro sostegno a tutti coloro che, avendo a cuore la situazione dell’Università, si ritrovano in questi giorni, in moltissime città italiane, per manifestare pacificamente il loro dissenso.
In una fase storica in cui non dovrebbe più essere necessario ricorrere alla violenza per far valere i propri diritti, riteniamo doveroso stigmatizzare ogni forma di violenza gratuita: siamo infatti convinti che solo dal dialogo possano nascere un’eredità sana e solida per le prossime generazioni e che della violenza nulla resti se non delle radici negative. Rappresenta un’assoluta novità l’occupazione di monumenti del patrimonio artistico – culturale italiano: che sia un segnale ben preciso per ripartire dalla valorizzazione della cultura fonte di ricchezza per l’intero Paese?
Queste manifestazioni richiamano a responsabilità coloro che avrebbero dovuto discutere prima e in tempi diversi questi disegni legislativi. E’ discutibile infatti l’opportunità politica di una riforma approvata in un periodo di grande incertezza politica ed alla vigilia di un voto di fiducia. E se l’Università deve diventare campo di conflitti e vendette tra partiti politici e corporazioni noi non ci stiamo. Siamo invece a favore di una mobilitazione che scuota il torpore di un Paese che non considera l’università come “questione” di tutti.
Per quanto riguarda più nello specifico il disegno di legge, considerati i tagli lineari di risorse del ministro Tremonti, le leggi delega demandate al governo, i regolamenti che le università dovranno predisporre, constatiamo come le proposte in esso contenute siano in realtà esposte al rischio di una attuazione parziale.
Ci riserviamo, perciò, di esprimere un parere definitivo dopo l’approvazione in Senato, ma possiamo sottolineare alcuni punti critici.
Il sistema di valutazione della ricerca: il testo non fa chiarezza sui criteri che verranno utilizzati per la verifica dell’efficienza della didattica e della ricerca da parte del Ministero e dell’Anvur.
Ricercatori a tempo determinato: la previsione del cosiddetto sistema di “tenure-track”, che permetterebbe ai ricercatori, dopo un periodo di massimo 6 anni, di diventare professore associato, contrasta con la mancanza di risorse da destinare ai suddetti contratti di ricerca. Quella che potrebbe essere una norma innovativa a favore del merito e dei ricercatori più bravi, corre il rischio di trasformarsi in una mannaia contro di loro nel caso non vengano destinate adeguate risorse.
Diritto allo studio: un’ampia delega al Governo svuota le previsioni volte a valorizzare la meritocrazia e a rendere effettivo il diritto allo studio, privandole di ogni efficacia Il Fondo per il merito che viene istituito dalla riforma non è altro che un contenitore vuoto.
Governance: l’ingresso di elementi esterni al mondo universitario nel Cda dei vari Atenei dovrà essere contemperato da una precisa definizione dei ruoli, dei poteri e della composizione dei due organi di governo: Senato Accademico e Cda. Infatti il disegno di legge sottovaluta le difficoltà di reperire figure indipendenti disponibili a prendersi le responsabilità amministrative della gestione degli Atenei. Riteniamo inoltre necessario valorizzare la rappresentanza studentesca all’interno di questi collegi.
Disponibilità di fondi: una riforma che possa definirsi seria e realizzabile necessita di fondi e risorse economiche certe. Mentre negli altri Paesi europei la tendenza è quella di non toccare le voci di spesa relative all’istruzione, in Italia sono soprattutto la Scuola e l’Università ad essere colpite dai tagli operati dal Governo. La mancanza di disponibilità finanziare rende vane molte delle previsioni contenute nel testo della riforma.
Da giovani universitari non siamo disposti a rimanere passivi di fronte alla condizione di stallo in cui versa, da troppo tempo, l’Università italiana, né siamo inclini a rigettare ogni proposta che ci venga presentata. E’ per questo che chiediamo al Ministro dell’Istruzione l’istituzione di un tavolo che riunisca le associazioni rappresentative, politiche e non, degli studenti universitari per elaborare congiuntamente delle iniziative serie ed attente che permettano una rinascita dell’Università. Chi ha responsabilità pubbliche deve creare le condizioni perché il dibattito democratico sia attento ed inclusivo.
Siamo estremamente convinti della necessità di un tale strumento ed è per questo che ci rivolgiamo direttamente al Ministro Gelmini, alla quale chiediamo: “Convochi subito questo tavolo. Non domani, ma oggi stesso”.
UFFICIO STAMPA FUCI
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Tel. 331.17.77.861
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comunicato stampa 25novembre
| COMUNICATO STAMPA UN’UNIVERSITA’ A RISCHIO PARALISI
Mentre oggi, giovedì 25 novembre, prosegue in Aula l'esame del disegno di legge, approvato dal Senato, e delle proposte di legge concernente Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario (approvato dal Senato), la FUCI continua a seguire con viva partecipazione e sentita preoccupazione l’iter parlamentare, le iniziative ad esso connesse, la mobilitazione del mondo accademico.
Da giovani universitari che amano il loro Paese non rimaniamo passivi spettatori della condizione in cui versa l’Università italiana ma allo stesso tempo non siamo inclini a seguire gli slogan del momento o a demolire proposte e Istituzioni. La passione che nutriamo per l’Università ci chiede un’attenzione e una cura maggiori volte ad animare una critica costruttiva fatta di studio e di confronto. Il numero monografico settembre/ottobre 2010 di Ricerca, il bimestrale della nostra Federazione, cui hanno contribuito docenti e studenti e dedicato all’università, alla riforma, al confronto del sistema italiano con altri in giro per il mondo, all’orientamento e alla scelta universitaria, si pone nel solco di questa consapevolezza.
A noi preme ricordare e rendere protagonisti, in questo grave momento per l’Università nel nostro Paese, tutti gli studenti – davvero molti anche quelli aderenti alla nostra Federazione – che dal nord al sud d’Italia sono ancora in attesa dell’inizio delle loro lezioni. Una situazione di assoluta gravità che compromette l’effettività del diritto allo studio. Esprimiamo il nostro disappunto per il fatto che si parli di riforma mettendo mano ad un ingente taglio di risorse e si consideri l’Università come una voce di spesa e non come un investimento per il nostro Paese e chiediamo, rinnovando la nostra disponibilità alla partecipazione, di riaprire un dialogo tra istituzioni e componenti del mondo accademico, compresi gli studenti.
In queste ore in Aula, di emendamento in emendamento, il testo sta conoscendo ampie modifiche. Si tratta di un segno evidente di una spaccatura forte in tema di università. Noi auspichiamo invece si possa trovare un clima sereno e pacato di lavoro che porti ad una piena e unanime concordanza sulle modifiche al testo del ddl. Purtroppo la situazione è molto confusa e l’incertezza della contingenza politica rischia di pregiudicare l’esito dei lavori parlamentari, su un tema di assoluta rilevanza per il presente e il futuro del nostro Paese.
UFFICIO STAMPA FUCI |
sabato 20 novembre 2010
incontro dell'11 ottobre 2010
Prenderò in esame il diritto penale, in particolare i reati di omicidio (art. 575 c.p.), omicidio del consenziente (art. 579 c.p.), istigazione o aiuto al suicidio (art. 580 c.p.), il problemi del suicidio e dell’eutanasia, nonché le conseguenze giuridiche del contagio da virus HIV.
Prima di tutto, ciò che emerge dal nostro ordinamento, è l’assoluta indisponibilità della vita umana. Cardine di questa previsione non scritta, è certamente la disposizione relativa all’omicidio volontario. Anche la disposizione dell’omicidio del consenziente ribadisce questa impostazione, prevedendo però il consenso all’uccisione della propria persona, come caratteristica in grado di influenzare grandemente il trattamento sanzionatorio nei confronti del colpevole. Ecco che dal minimo di ventuno anno sanciti dall’art. 575, si passa alla forbice da sei a quindici dettata dall’art. 579. Il consenso, per rilevare, deve presentarsi inoltre come personale, reale, ponderato e attuale.
Passando sul versante del suicidio, il nostro ordinamento non incrimina la sua forma tentata. Si prevede però la disposizione dell’art. 580 (istigazione o aiuto al suicidio), capace di conciliare il suddetto tentato suicidio con il fondamentale principio dell’indisponibilità della vita umana. Il comportamento incriminato è proprio di colui che partecipa in modo fisico (predisponendo i mezzi) o psichico (influenzando fortemente la volontà) all’altrui proposito suicida. Se a questo punto colleghiamo quanto detto con l’art. 32, comma 2, Cost. (non esiste nessun obbligo di trattamento sanitario, se non per espressa disposizione di legge), risulta chiaro che, nel caso in cui tra il proposito di porre fine autonomamente alla propria vita, e la sua realizzazione pratica, non interviene alcun soggetto (se non, è chiaro, il titolare stesso della vita), l’ordinamento non trova ragione per attivarsi, rispetta la libertà personale dell’agente. Viceversa, se il processo di formazione della volontà suicida è accompagnato o formato da un intervento esterno, ecco allora che subentrano le disposizioni di carattere penale.
Lo stesso articolo della Costituzione fonda la legittimità dell’eutanasia passiva consensuale (sospensione di un trattamento che mantiene in vita il paziente, con l’assenso dello stesso). Per quanto riguarda invece l’eutanasia attiva (soppressione della vita umana con un comportamento attivo), evidentemente, non esistendo alcuna normativa la riguardo, si tratta di omicidio volontario.
Infine, riguardo alle conseguenze del contagio da virus HIV, elemento fondamentale torna a essere il consenso. Il portatore di AIDS, consapevole del proprio stato, deve informare i possibili partners della sua “malattia”, e ottenere il consenso per il compimento di atti sessuali, In questo caso, egli sarà non incriminabile, qualora successivamente si verifichi il contagio. Il comportamento che lo provoca non può certo rientrare nelle percosse (art. 581 c.p.); integrerà il delitto di lesioni (art. 582 c.p.) solo quando l’infezione raggiungerà il grado di AIDS conclamato. Da questa lesione, seppure a distanza di tempo, potrebbe derivare la morte.
Ricapitolando: morte come conseguenza del reato di lesione, e applicazione quindi dell’art. 584 c.p. (omicidio preterintenzionale). Quanto detto è assolutamente valido, mancando una disciplina legislativa adeguata.
martedì 9 novembre 2010
Lectio divina sulla Lettera ai Galati 4novembre 2010
scuola di formazione a Ragusa 29ottobre-1novembre 2010
Scuola di Formazione
"Maledetto Sud. Immagini, contraddizioni, risorse e speranze di una terra in cerca d'autore"
Maledetto Sud. Immagini, contraddizioni, risorse e speranze di una terra in cerca d'autore"
"Il futuro appartiene a tutti coloro che trasmettono motivi per sperare!"
“…Dite Amici ed entrate”, Ragusa ci ha accolto così,con l’affetto dei ragusani che non smetteremo mai di ringraziare, il sorriso dello straordinario Don Paolo e le sue citazioni Tolkeniane,con gli abbracci di tutti i fucini d’Italia:ci mancate!
Per farvi capire cosa ha significato la tre giorni di ragusa per i “lucchesi”,ma credo anche per tutti gli altri, bastava essere in treno con noi nel viaggio di ritorno e sentire la telefonata di Giorgio ad una probabile futura fucina…”vieni all’incontro giovedi’ sera…devi venire,perché noi della Fuci cambiaremo L’Italia…”
Entusiasmo alle stelle ,e forse anche un eccesso di speranza che però da il senso di cosa significa partecipare e oserei dire godere di un’esperienza come quella di un appuntamento nazionale fucino.

Prima ho scritto eccesso di Speranza,sbagliavo,la speranza non è mai in eccesso,non deve esserlo per noi che da giovani “atleti” cominciamo a correre nella sfida del XXI secolo,siamo noi che nella consapevolezza che, per dirla con Don Sciortino,” la posta in gioco è grande” bisogna agire con “ coraggio e urgenza” perché solo puntando sulla forza la fatica ma anche la bellezza di questa sfida saremo davvero quello che la Fuci è sempre stata,una spina nel fianco pensante di questo nostro Paese,un pungolo sanante della nostra Chiesa e un lievito nella nostra Università.”I cattolici aprano gli occhi in cerca del Bene”,avvisavano Sara e Alberto; siate gli Scribi di questa nostra società per dirla con Don Paolo, che sulla strada della libertà,della ricerca,della giustizia,e nella testimonianza ricerchino il bene comune,con la sensibilità propria dei cristiani,quella sensibilità cioè di chi sa che i diversi si ascoltano,gli interessi si mitigano e le soluzioni si ricercano sempre con lo stile ed il metodo di chi non ha la verità in tasca,ma di chi ne è da sempre e per sempre in cerca; del resto anche Gesù alla domanda di Pilato “che cos’è la Verità?” non rispose,e offrì se stesso", lasciando aperta la domanda ad ogni uomo.
Innanzitutto il dovere della partecipazione,il dovere di mettersi in gioco,il dovere del “servizio”,”un cittadino degno di tale ruolo,non può e non deve,disinteressarsi della vita pubblica,della vita politica,di tutto ciò che riguarda la Polis,ognuno è parte attiva e viva,non si ha comunità senza persona umana e quindi non si ha persona umana senza comunità,senza rapporti,relazioni e doveri!
Ecco dunque,l’esempio del Mezzogiorno, ma non solo, troppe volte nel passato,il dovere del “servizio” è stata un’espressione letteralmente stuprata per coprire la sete di potere e del potere,e magari l’arroganza e la violenza;quanti personaggi politici anche sedicenti “cattolici” si sono presentati alle elezioni o hanno fatto gli uomini di governo senza troppi scrupoli con invece un certo “materialismo pratico” per dirla con LaPira,per le anime candide per gli ingenui cristiani che parlavano di servizio nel senso Evangelico, e per i grandi testimoni di giustizia,come Don Puglisi e il giudice Livatino.
Essere seminatori di Speranza,la stessa Speranza che anima le numerose associazioni che nel mezzogiorno dicono un NO netto e risoluto alle mafie,penso a Libera, agli imprenditori che denunciano il pizzo,alle cooperative che lavorano sulle terre confiscate ai boss,ai giovani di Rosarno;ma penso anche allo “Stato”,troppe volte assente o tacitamente consenziente,che invece quando vuole c’è e riesce a assestare colpi durissimi alla criminalità organizzata come ci ricordava il Dott.Cisterna.
“…La fuci è sempre stata anticipatrice della Storia perché formata da menti amanti e pensanti individuando prima di altri sentieri percorribili per il futuro dei giovani,della Chiesa, del Paese…”, diceva nel 2007 mons. Russotto, e affrontare la questione meridionale ne è stata di nuovo la prova, perché dal Sud può e deve partire la rinascita dell’Italia di oggi,un sentiero arduo, chi ce lo fa fare?, direbbe qualcuno;la risposta sta nell’ imperativo che ci spinge ogni giorno ad essere impegnati come Federazione e come singoli, “ogni cristiano e chiamato a renderetestimonianza sempre ed ovunque”, testimonianza che deve essere il riflesso di una Fede esigente e quindi giovane,come Noi!
Siamo belli e siamo anche tanti,il futuro è nostro,nessuno si senta escluso!
Mauro Bertucci
incontro del 21 ottobre 2010

Prima parte: Libero da :Limiti imposti dalla propria natura, convenzioni, pregiu
dizi: la ricerca di libertà, qui espressa attraverso la metafora del volo,si presenta come una necessità per elevare la propria esistenza a qualcosa di più alto rispetto alla semplice sopravvivenza ricercata invece dai suoi compagni.Non essendo compreso questo suo desiderio finisce per trasformarsi in emarginazione e poi solitudine.
Seconda parte: Libero di...Essere se stesso, perseguire i propri scopi al di là di convenzioni e senza seguire il pensiero comune anche se ciò provoca l'allontanamento dal gruppo d'origine.In questa seconda parte la “libertà spirituale” diventa anche “libertà fisica”
Terza Parte: Libero per...Amare, e quindi insegnare ai propri compagni ad essere liberi a loro volta attraverso il volo.Ad una difficoltà e diffidenza iniziale si succederà poi la soddisfazione e la presa di coscienza da parte del gruppo del cambiamento portato dalla nuova condizione.
Passando a parlare di libertà nell'arte abbiamo esaminato la Libertà dalle forme, cioè il tentativo di riprodurre il movimento al di là della necessaria staticità delle arti figurative e la Libertà compositiva degli Impressionisti. Nel primo caso abbiamo preso in esame Apollo e Dafne del Bernini, Il discobolo di Mirone e Amore e Psiche giacenti del Canova. Per quanto riguarda invece gli impressionisti abbiamo analizzato "Bal au Moulin de la Galette" di Renoir.
Infine la libertà nella musica. Abbiamo discusso alcune frasi di canzoni che riprendono il tema della libertà
Liberi di sognare più leggeri della realtà
Liberi di sognare per poter vivere come ci va
Liberi di sognare perchè di noi il domani che ne va
Siamo liberi di sognare fino all'alba del giorno che verrà
Giorgio Gaber- La libertà
Inoltre abbiamo ascoltato la canzone "Libero" di Fabrizio Moro.
Nella discussione successiva all'esposizione del nostro lavoro con la domanda "Quale è la prima immagine che ti viene in mente se pensi alla libertà?" sono venute fuori parecchie immagini come il mare, un luogo desertico ecc.. che hanno fatto emergere come ognuno di noi abbia la sua idea di libertà.
Cosa è dunque la libertà? lasciamo una finestra aperta sulla risposta ponendovi davanti una frase...
"Chi non ha scarpe non ha ragione mai...chi non ha scarpe non ha padroni rispondo io..." (Fiorella Mannoia-L'amore con l'amore si paga)
Serena Capodicasa
(relazione esposta da Serena Capodicasa, Chiara Tomei e Carolina Lucchesi)
domenica 17 ottobre 2010
relazione del film "into the wild" 7 e 14ottobre

"Chris McCandless, il giorno della sua laurea, abbandona la sua vita e la sua famiglia, dona tutti i suoi averi ad Oxfam, e intraprende un mirabolante viaggio on the road verso l’Alaska, dove ha intenzione di scomparire into the wild".
Un ragazzo che fugge da tutto per cercare la libertà assoluta...Fugge da un padre che non ha mai sentito suo e che ha basato un matrimonio sulla menzogna; da una madre succube del marito e da una società in cui gli unici parametri di felicità sono i soldi, la carriera e le "cose"; persino da sua sorella che è la narratrice di questa storia e che credeva di essere l'unica persona capace di capirlo. Vuole liberarsi di tutto, ma non si accorge che ciò da cui sta scappando in realtà sono le sue paure, le sue ansie e soprattutto sta fuggendo da sè stesso. Si crea un nuovo nome: Alexander Supertramp, ma in realtà si rifiuta sempre di avere un'identità vera e propria, di essere riconosciuto dalla legge con un suo nome e un suo cognome.Va in cerca dell'avventura in mezzo alle bellezze della natura. Sente il bisogno di provare nuove emozioni, ma non si rende conto che c'è una cosa di cui non potrà mai fare a meno: i rapporti umani. Conosce una donna una coppia di hippy a cui sembra affezionarsi, una ragazza che sembra avere un debole per lui e un anziano signore. Ognuna di queste persone dopo averlo conosciuto cambia e riesce a capire qualcosa di sè stessa. L'anziano signore dice al ragazzo: "Quando si perdona si ama, e quando si ama si è illuminati dalla luce di Dio". Dà a Chris,o per meglio dire ad Alexander ,un grande insegnamento, lo fa riflettere sul perdono che lui avrebbe potuto dare ai suoi genitori. Questo viaggio porta Alex lo porta a diventare più saggio e gli permette di "dare un nome alle cose". Peccato che il risultato finale di questa fuga non si sia solo la saggezza(sul punto di morire Alex capisce la cosa più grande:"la felicità è reale solo quando è condivisa"), ma anche la sua autodistruzione.