Discutere insieme per ripensare il
domani: questa era la sfida da cui sono partiti i lavori del 65°
congresso nazionale della FUCI, tenutosi a Chieti dal 5 all'8 maggio
2016.
Il congresso aveva come titolo “Giovani
verso Domani. Università, formazione, lavoro: quale realtà per
quali prospettive”.
Nel corso dell'evento sono intervenuti
alcuni illustri relatori, tra cui S.E.R. Mons. Bruno Forte,
Arcivescovo di Chieti-Vasto, S.E.R. Mons. Nunzio Galantino,
Segretario generale della CEI e Roberto Napoletano, direttore de “Il
Sole 24 Ore”.
Si sono tenuti anche una tavola rotonda e dei
laboratori per incrementare le occasioni di confronto con gli stessi
relatori e tra noi ragazzi.
Nei giorni del congresso noi ragazzi
della FUCI sperimentiamo davvero cosa significa Vivere la FUCI: lo
sentiamo nelle parole dei relatori che ci invitano a riflettere sulle
varie tematiche, lo vediamo sui volti dei vecchi amici ritrovati e
dei nuovi appena conosciuti, lo percepiamo nell'atmosfera di festa
che regna nella serata di benvenuto, nel clima di confronto e di
partecipazione all'assemblea federale, momento di massima espressione
democratica della federazione.
Al giorno d'oggi noi giovani ci
sentiamo pervasi da un'atmosfera di incertezza, privati della
possibilità di sognare, di scegliere la nostra strada, il nostro
percorso di studi in base alle nostre attitudini e alle nostre
passioni. Sentiamo di vivere in una società strutturata sulla
prestazione, sull'”essere funzionali a”, in cui l'agire è
condotto in vista dei risultati e delle valutazioni che ne
deriveranno.
Noi, invece, vogliamo scegliere di inseguire i
nostri sogni, di costruire un nuovo Domani senza arrenderci a questa
logica. Siamo convinti che altrimenti, se smettessimo di sperare,
allora sì che non esisterebbe più un nuovo Domani.
Noi giovani della FUCI, che abbiamo una
spinta in più che ci viene dall'amore di Cristo, vogliamo riscoprire
la relazione, l'ascolto e l'aiuto dell'altro contro la visione della
società come una perenne competizione tra gli individui. In una
società dove l'elemento centrale sembra il successo, in cui si
afferma che solo i migliori sono destinati a prevalere, noi riteniamo
che non esista solo il successo e ci rifiutiamo di leggere ogni cosa
in un'ottica economica. Noi vogliamo avere la possibilità di fare il
mestiere per cui sentiamo di avere una vocazione, di non dover essere
“obbligati” a emergere, a imporci sugli altri perchè secondo
molti è l'unica prospettiva.
I nostri gruppi dove ci si
interessa, si discute, ci si confronta, possono essere un punto di
partenza verso nuove prospettive tutte da costruire.
È luogo
comune dire che noi giovani siamo gli adulti di Domani che
erediteranno il mondo, ma quand'è che si diventa adulti? Non ci
possiamo forse già considerare adulti dal momento in cui ci
assumiamo la responsabilità delle nostre scelte? Allora noi siamo
gli adulti di Oggi, pensiamo di avere già ereditato il mondo e
vogliamo cercare di fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità
per migliorarlo. Nessuno potrà privarci delle nostre passioni, dei
nostri sogni, dei nostri progetti e delle nostre speranze.
Stella Capodicasa