La F.U.C.I., Federazione Univesitaria Cattolica Italiana, nata nel 1896 dall’unione di circoli universitari cattolici esistenti in alcune città d’Italia, è una aggregazione ecclesiale di gruppi di studenti universitari che, negli anni dello studio e della formazione, vogliono percorrere insieme un cammino di fede e di crescita culturale, vivendo un’esperienza di Chiesa nel solco della tradizione centenaria della Federazione

giovedì 6 maggio 2010

Incontro di giovedì 29aprile

"Commento alla lettera di San Giovanni" di Sant'Agostino

Sant'Agostino si rifà alla retorica classica. Per lui l'Amore è rivolto sia al bene che al male. Esso può essere visto in due modi: come Caritas, Dilectio cioè come amore ordinato, rivolto a Dio; oppure come Cupiditas, Libido cioè come amore malvagio.Sant'Agostino trasforma l'espressione "Deus Caritas est" in "Deus Dilectio est". La Caritas per lui non è possesso, ma donazione, sacrificio. Il Verbo è il mediatore che si fa carne per redimere gli uomini.
L'Agape è il desiderio legato alla crezione divina. Noi desideriamo riposarci in Dio.
L'idea della bellezza è l'unica cosa che fa innamorare. In Sant'Agostino essa corrisponde all'amore di Dio invece la bruttezza rappresenta il peccato. Noi amiamo perchè Dio stesso ci ha amati per primo. La bellezza è Caritas al contrario del mondo greco che la vedeva come Eros.
Possiamo amare le creature create da Dio, ma prima di tutto dobbiamo amare Dio stesso più di ogni altra cosa. Questo concetto gira intorno a due verbi: fruor e utor. Fruor, fruire di, è rivolto a Dio e utor, servirsi di, è rivolto alle creature. Bisogna usare le creature, non fruire di esse.
"Se amerai il fratello che tu vedi, potrai contemporaneamente vedere Dio, poichè vedrai la carità stessa, e Dio abita nella carità."

(Relazione di Niccolò Bonetti riassunta da Serena Capodicasa)

martedì 27 aprile 2010

60° CONGRESSO NAZIONALE FUCI..comunicato stampa e brevissima relazione

COMUNICATO STAMPA

CONCLUSO 60° CONGRESSO NAZIONALE DELLA FUCI
PUBBLICATE LE TESI CONGRESSUALI E
LA DICHIARAZIONE DELL'ASSEMBLEA FEDERALE SUI TAGLI ALL'EDITORIA
Si è concluso domenica 25 aprile il 60° Congresso Nazionale FUCI, svoltosi a Piacenza al tema di “Un'economia per l'uomo. Quali sfide per il futuro?”. E' stata la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, a concludere una quattro giorni che ha visto arrivare nella città emiliana oltre 200 studenti universitari provenienti da tutta Italia. Molti i relatori di rilievo, tra cui l'ex ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa e il presidente dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi.

Dopo la sessione inaugurale sulle cause e le prospettive della crisi economica, i laboratori di approfondimento sul tema degli stili di vita e la tavola rotonda di venerdì pomeriggio, l'Assemblea Federale, tenutasi sabato e domenica nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese, ha steso e approvato le Tesi Congressuali.

«L’attuale crisi economica - si legge nelle Tesi Congressuali - è frutto di un preciso modo di gestire la vita economica e sociale, sganciato da ogni riferimento etico, avente come obiettivo il profitto immediato, incapace di uno sguardo lungimirante. Al contrario, è urgente riscoprire l’importanza di una progettualità di lungo periodo, che sappia interrogarsi a fondo su quali sono i fini più importanti da promuovere, e che consideri tra questi innanzi tutto la persona umana nella sua inviolabile dignità. La crisi economica è spia di una crisi etica e culturale, che affligge una società incapace di cogliere l’importanza di relazioni autentiche di fiducia e di fraternità. Come cristiani e come cittadini vogliamo invece tornare a interrogarci sulla qualità del nostro vivere, sul rispetto che anche nei rapporti economici, negli investimenti e nei consumi abbiamo di noi stessi e degli altri. Abbiamo una precisa responsabilità nei confronti delle generazioni future, di lasciare loro una terra abitabile, un mondo più umano e solidale. Ciascuno deve impegnarsi a rivedere i propri stili di vita, ma è imprescindibile l’esigenza che anche la politica faccia la sua parte».

Nell'occasione, è stata approvata all'unanimità dall'Assemblea Federale una dichiarazione che esprime tutto il disappunto nei confronti del decreto con cui «vengono soppresse le tariffe agevolate postali per tutta l’editoria libraria, quotidiana e periodica», auspicando «che il Governo ritiri il Decreto, o che trovi forme opportune per venire incontro alle esigenze dei soggetti coinvolti».

Sul sito www.fuci.net il testo completo delle tesi congressuali e della dichiarazione in merito al decreto sulle tariffe agevolate postali del 31 marzo 2010.

Roma, 27 aprile 2010

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Che altro c'è da aggiungere riguardo al Congresso? è stata una esperienza bellissima, non ci sono parole per descriverla..quindi ringrazio tutti per aver partecipato e invito a continuare così perchè la nostra forza sta proprio in questo entusiasmo(abbiamo vinto il premio "giovani promesse" no?). E' partecipando a incontri come questo che possiamo capire veramente cosa significa essere fucini e possiamo vivere al massimo un'esperienza come questa che ci riempie di gioia e ci aiuta a maturare sotto tutti i punti di vista.
Serena Capodicasa

martedì 20 aprile 2010

Riguardo al Congresso..

Oggetto: GIOVEDI' INIZIA IL 60° CONGRESSO NAZIONALE FUCI
COMUNICATO STAMPA


DAL 22 AL 25 APRILE A PIACENZA
60° CONGRESSO NAZIONALE FUCI


Tra due giorni si apriranno i lavori del 60° Congresso Nazionale FUCI che avrà luogo dal 22 al 25 aprile a Piacenza sul tema “Un'economia per l'uomo. Quali sfide per il futuro?”. Circa 200 studenti universitari provenienti da tutta Italia si ritroveranno nella città emiliana per riflettere e discutere sulla attuale situazione del sistema economico e sulle prospettive future.

La sessione inaugurale di giovedì 22, intitolata “Crisi economica: cause e prospettive”, avrà inizio alle ore 17 presso Palazzo Gotico con la relazione introduttiva a cura della Presidenza Nazionale FUCI, la prolusione di Tommaso Padoa-Schioppa, già Ministro dell'Economia e delle Finanze dal 2006 al 2008, e gli interventi del gesuita p. Georg Sans, docente di Storia della filosofia contemporanea presso la Pontifica Università Gregoriana, e Marco Vivarelli, ordinario di Politica Economica presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

I lavori proseguiranno nella giornata di venerdì 23 alle 9,30 presso l'Auditorium Mazzocchi dell'Università Cattolica con la conferenza dal titolo “Sperimentare nuovi stili di vita”. Interverranno Leonardo Becchetti, ordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Economia dell'Università di Roma “Tor Vergata” e Presidente Nazionale del CVX, e Alberto Fantuzzo, Presidente del Comitato Nazionale Agesci, già responsabile di Banca Etica. Nella mattinata si svolgeranno poi i laboratori.

Nel pomeriggio dalle 16, sempre presso l'Auditorium Mazzocchi, si terrà la tavola rotonda dal titolo “Un'economia per l'uomo. Quali sfide per il futuro?”. Interverranno Ettore Gotti Tedeschi, Presidente dello IOR (Istituto per le Opere di Religione), Luigino Bruni, docente di Economia Politica presso la Facoltà di Economia dell'Università di Milano-Bicocca, Angelo Ferro, Presidente Nazionale dell'UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti), e Oscar Giannino, vicedirettore di Mercati & Finanza. Modererà Gennaro Ferrara, giornalista di Tv 2000.

Sabato e domenica saranno maggiormente dedicati alla vita della Federazione, con l'Assemblea Federale che avrà luogo nel suggestivo scenario di Palazzo Farnese. Sarà quello il momento durante il quale si discuteranno le linee guida della Federazione e in particolare durante il quale saranno votate le tesi congressuali e le mozioni che indirizzeranno l'impegno e il cammino della FUCI per il prossimo anno.

Per quanto riguarda i momenti di spiritualità venerdì 23 aprile alle 8,45 don Armando Matteo, Assistente Nazionale FUCI, presiederà le lodi presso la cappella dell'Università Cattolica. Sabato 24 aprile alle 11, presso la chiesa di Sant'Antonino, mons. Giuseppe Busani, vicario episcopale per la Pastorale della Diocesi di Piacenza-Bobbio, guiderà la lectio divina sul tema “Una impresa dalla fine tragica, un canto dagli inizi promettenti”. Infine domenica 25 aprile alle 8.45 presso la Chiesa di San Sisto Mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, presiederà la celebrazione eucaristica a conclusione dei lavori congressuali della FUCI.

Roma, 20 aprile 2010



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venerdì 16 aprile 2010

Incontro di giovedì 8 aprile e 15 aprile

BENEDETTO XVI – Caritas in veritate (2009)

1 – Introduzione

2 – I Il messaggio della “Populorum progressio”

3 – II Lo sviluppo umano nel nostro tempo

4 – III Fraternità, sviluppo economico e società civile

5 – IV Sviluppo di popoli, diritti e doveri, ambiente

6 – V La collaborazione della famiglia umana

7 – VI Lo sviluppo dei popoli e la tecnica

8 – Conclusione

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1 – carità nella verità => forza propulsiva per il vero sviluppo della persona e dell’umanità.

Ciascuno trova il suo vero bene aderendo al progetto che Dio ha su di lui.

Un individuo aprendosi alla verità fa delle scelte ed è veramente libero.

Senza la verità la carità scivola nel sentimentalismo

2 – Il bene viene dalle Istituzioni?

L’uomo tende all’infinito, ma specialmente oggi, si ripiega nel finito.

Lo sviluppo deve rispettare l’uomo.

I processi economici e sociali devono avere esiti umani.

3- sviluppo =>bene

sv. economico :partecipazione di tutti al processo economico

sv. sociale: evoluzione verso società istruite e solidali

sv. politico: democrazia, libertà e pace

eclettismo culturale: le culture sono considerate sullo stesso piano

appiattimento culturale: omologazione degli stili di vita

4- L’uomo è artefice e responsabile dello sviluppo.

(Federico Favali)

Nella discussione a seguito della presentazione ci siamo posti il problema di come ai nostri tempi sia diffusa l'indifferenza e ciascuno sia portato a pensare solo al proprio bene. Inoltre c'è tanta corruzione anche a livello culturale, si tende sempre a seguire la massa senza cercare di sviluppare la nostra identità, di migliorarci e ritornando sempre al discorso dell'indifferenza, dovremo imparare a guardarci intorno ed essere più altruisti cercando di pensare un pò anche agli altri.
(Serena Capodicasa)

giovedì 15 aprile 2010

Comunicato stampa sul Congresso a Piacenza

Dal 22 al 25 aprile a Piacenza 60° Congresso Nazionale FUCI


Mancano pochi giorni all'apertura dei lavori del 60° Congresso Nazionale FUCI che avrà luogo a Piacenza dal 22 al 25 aprile a Piacenza sul tema “Un'economia per l'uomo. Quali sfide per il futuro?”. Circa 200 studenti universitari provenienti da tutta Italia si ritroveranno nella città emiliana per riflettere e discutere sulla attuale situazione del sistema economico e sulle prospettive future.

«Vorremmo con il nostro Congresso - affermano Sara Martini ed Emanuele Bordello, Presidenti Nazionali della FUCI - far interagire la novità dell'incontro con Cristo Risorto che ci invita a cambiare la nostra vita, con una delle sfide più urgenti del nostro tempo, segnato dalla crisi economica e da crescenti squilibri ed ingiustizie sul piano mondiale. La crisi è uno scenario che non si può ignorare. Non basta dire che è passata: bisogna vedere quali sono le sue effettive dimensioni, in che misura si fa ancora sentire, quali sono le sue cause, quali sono i suoi risultati sociali, quali compiti essa ci indica come urgenti. Non possiamo non affrontare queste domande, se intendiamo vivere il presente con quello sguardo vigilante e responsabile che abbiamo sempre rivendicato».

La sessione inaugurale di giovedì 22, intitolata “Crisi economica: cause e prospettive”, avrà inizio alle ore 17 presso Palazzo Gotico con la relazione introduttiva a cura della Presidenza Nazionale FUCI, la prolusione di Tommaso Padoa-Schioppa, già Ministro dell'Economia e delle Finanze dal 2006 al 2008, e gli interventi del gesuita p. Georg Sans, docente di Storia della filosofia contemporanea presso la Pontifica Università Gregoriana, e Marco Vivarelli, ordinario di Politica Economica presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

I lavori proseguiranno nella giornata di venerdì 23 alle 9,30 presso l'Auditorium Mazzocchi dell'Università Cattolica con la conferenza dal titolo “Sperimentare nuovi stili di vita”. Interverranno Leonardo Becchetti, ordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Economia dell'Università di Roma “Tor Vergata” e Presidente Nazionale del CVX, e Alberto Fantuzzo, Presidente del Comitato Nazionale Agesci, già responsabile di Banca Etica. Nella mattinata si svolgeranno poi i laboratori.

Nel pomeriggio dalle 16, sempre presso l'Auditorium Mazzocchi, si terrà la tavola rotonda dal titolo “Un'economia per l'uomo. Quali sfide per il futuro?”. Interverranno Ettore Gotti Tedeschi, Presidente dello IOR (Istituto per le Opere di Religione), Luigino Bruni, docente di Economia Politica presso la Facoltà di Economia dell'Università di Milano-Bicocca, Angelo Ferro, Presidente Nazionale dell'UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti), e Oscar Giannino, vicedirettore di Mercati & Finanza. Modererà Gennaro Ferrara, giornalista di Tv 2000.

Sabato e domenica saranno maggiormente dedicati alla vita della Federazione, con l'Assemblea Federale che avrà luogo nel suggestivo scenario di Palazzo Farnese. Sarà quello il momento durante il quale si discuteranno le linee guida della Federazione e in particolare durante il quale saranno votate le tesi congressuali e le mozioni che indirizzeranno l'impegno e il cammino della FUCI per il prossimo anno.

Per quanto riguarda i momenti di spiritualità venerdì 23 aprile alle 8,45 don Armando Matteo, Assistente Nazionale FUCI, presiederà le lodi presso la cappella dell'Università Cattolica. Sabato 24 aprile alle 11, presso la chiesa di Sant'Antonino, mons. Giuseppe Busani, vicario episcopale per la Pastorale della Diocesi di Piacenza-Bobbio, guiderà la lectio divina sul tema “Una impresa dalla fine tragica, un canto dagli inizi promettenti”. Infine domenica 25 aprile alle 8.45 presso la Chiesa di San Sisto Mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, presiederà la celebrazione eucaristica a conclusione dei lavori congressuali della FUCI.

Roma, 15 aprile 2010



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venerdì 26 marzo 2010

Incontro di giovedì 25 marzo

L’amore per la società e per la polis
L’esempio di GIORGIO LA PIRA


Giorgio La Pira nasce a Pozzallo, nel sud della Sicilia, il 9 gennaio 1904.Diplomatosi in ragioneria nel 1921, La Pira viene convinto dal suo insegnante di italiano, Federico Rampolla Del Tindaro, a proseguire gli studi. Consegue la maturità e si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza. Conosce monsignor Mariano Rampolla Del Tindaro, fratello di Federico, che diviene sua guida in una intensa vita spirituale.
Nel 1924, durante la Messa di Pasqua succede qualcosa che lo porta a consacrare la vita a Dio. È il giorno che i biografi indicano come data della sua conversione. La Pira dunque decide di consacrarsi a Dio: il suo desiderio però è di svolgere il suo apostolato nel mondo. In "lettera alla zia Settimia" afferma:"la finalità della mia vita è nettamente segnata: essere nel mondo il missionario del Signore: e quest'opera di apostolato va da me svolta nelle condizioni e nell'ambiente in cui il Signore mi ha posto.”
Il giovane Giorgio La Pira arriva a Firenze nel 1926, seguendo il professore con cui sta preparando la tesi in storia del Diritto Romano. Viene per laurearsi, e ci rimarrà tutta la vita. A Firenze La Pira studia, insegna, partecipa alle attività caritative della San Vicenzo de'Paoli.
Nel frattempo, rinnova l’adesione al Terz’ordine Domenicano, e sceglie come abitazione una cella nel convento di San Marco. Qui resterà fino a che la tendenza a ammalarsi di bronchite non lo costringerà a trasferirsi; ma tornerà spesso a pregare e a condividere la mensa con i frati. Il desiderio di consacrarsi a Dio lo porta anche ad essere tra i fondatori, nel 1928, dell’Istituto dei Missionari della Regalità di Cristo, voluto da padre Agostino Gemelli, un istituto secolare presso il quale prenderà i voti di povertà, obbedienza, castità.
È proprio dagli impegni di carità che nascerà la passione per La Pira per la politica che per lui è un modo più efficace per fare del bene. La Chiesa da tempo aveva capito che il crollo del regime fascista era vicino e si doveva preparare una classe politica nuova, in grado di diventare protagonista nella ricostruzione della società: il giovane La Pira occupa un ruolo importante.
La Pira partecipa agli incontri clandestini che sin dal 1940 si svolgono a Milano, nell’ambito dell’Università Cattolica, insieme a Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, Amintore Fanfani. In quegli stessi anni, viene invitato spesso ai raduni del Movimento Laureati Cattolici e della FUCI ; quando, nel 1943, a seguito di questa intensa attività viene redatto il “Codice di Camaldoli” vero e proprio manifesto di impegno politico elaborato da intellettuali e studiosi cattolici, La Pira figura ufficialmente tra gli esperti consultati per la stesura del documento.
Nel 1939 fonda la rivista “Principi”, sulle cui pagine difende in maniera coraggiosa il valore della persona umana e la libertà e che viene soppressa dal regime fascista. Nel periodo delle persecuzioni razziali si dedica anche ad aiutare famiglie di ebrei a nascondersi nei conventi.
In questo periodo tiene corsi di dottrina sociale all’università Lateranense nei quali La Pira sottolinea l’urgenza, per i laici cristiani, di passare dalla preghiera all’impegno sociale: nasce “La nostra vocazione sociale”.
All’interno della Costituente, La Pira fece parte della prima sottocommissione, quella che scrisse i “Principi fondamentali”. Fu tra gli artefici del dialogo tra gli esponenti cattolici (tra gli altri Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, Amintore Fanfani, Aldo Moro) e i rappresentanti di altre correnti ideologiche (i socialisti Lelio Basso e Piero Calamandrei, il comunista Palmiro Togliatti).
In Parlamento, insieme a Fanfani, Dossetti, Lazzati, compone il gruppo dei “professorini”: intransigenti nel porre come priorità assolute le questioni sociali e la lotta alla disoccupazione, sono spesso in contrasto con i vertici del governo e della Dc.
Come sottosegretario al lavoro nel primo governo De Gasperi, La Pira si trovò spesso a svolgere un difficile ruolo di mediatore in aspre battaglie, tra sindacati agguerriti, industriali non disposti a cedere e i ministri del bilancio e delle finanze poco inclini alla trattativa.
Seguendo gli economisti inglesi Keynes e Beveridge, La Pira indica, come obiettivo fondamentale dell’azione politica, la “piena occupazione”: dare lavoro a tutti non è un miraggio, ma un obiettivo possibile. La politica doveva rispondere, diceva La Pira, alle “attese della povera gente”: proprio questo è il titolo di un suo famoso articolo, che suscitò un profondo dibattito.
Nel 1951 La Pira accetta, a seguito di forti pressioni esercitate anche da autorità religiose, di fare il Capolista per la Democrazia Cristiana nelle elezioni amministrative del 10 e 11 giugno. Decisivo per l’accettazione il progetto di dare una risposta concreta e globale alle emergenze nuove della politica soprattutto dopo l’esperienza di governo che seguì quella alla Costituente. In seguito alla vittoria della coalizione quadripartita (DC, PLI, PRI, PSDI), La Pira, cui erano andate oltre 19000 preferenze, viene eletto per la prima volta Sindaco di Firenze, prendendo il posto di Mario Fabiani, che aveva guidato nei quattro anni precedenti una giunta di sinistra. La Pira trova a Firenze il terreno più adatto in cui svolgere il suo impegno politico. La città diventa il laboratorio in cui mettere in pratica le sue idee, rivolgendo il suo impegno ai problemi concreti della povera gente.
Il nodo più drammatico da sciogliere è quello emergenza casa. La Pira è preoccupato per l’aumento degli sfratti: vara un programma di edilizia pubblica (le “case minime”) e, per fronteggiare l’emergenza, chiede ad alcuni proprietari immobiliari di affittare temporaneamente al Comune una serie di appartamenti vuoti. A seguito delle risposte negative, ordina la requisisizione degli immobili .
Da sindaco, Giorgio La Pira non ha trascurato lo sviluppo industriale, commerciale, finanziario di Firenze.Tra le tante cose realizzate sotto la sua amministrazione, la Centrale del Latte, il Mercato ortofrutticolo di Novoli, la rete delle farmacie comunali, la ricostruzione dei ponti distrutti dai nazisti, il quartiere dell’Isolotto.
Ma il “pezzo” di economia fiorentina e nazionale a cui La Pira ha legato per sempre il suo nome è senza dubbio la Pignone.La Pignone si era ingrandita nel periodo bellico producendo armi. Dopo la guerra aveva tentato di riconvertirsi nel campo dei telai tessili, ma con poco successo. La società proprietaria, la Snia Viscosa, aveva già ridotto il personale: quando, nel novembre 1953, annunciò la chiusura degli stabilimenti, gli operai occupano la fabbrica e La Pira si schiera pubblicamente dalla loro parte. Non solo per difendere il diritto al lavoro ma con una chiara strategia per l’economia della città. Con gli operai, nasce l’idea di utilizzare negli impianti di estrazione del petrolio le turbine prodotte dall’azienda.
Questa, specializzandosi in questo tipo di produzione, avrebbe potuto diventare strategica per l’Eni di Mattei, che era in grande espansione grazie ai contatti (anche questi stimolati dall’azione di La Pira) con i paesi arabi.Dopo una lunga trattativa, il 9 gennaio 1954 l’accordo viene firmato e per la Pignone (diventata “Nuovo Pignone”) inizia una stagione di grande crescita. La fama di questo singolare personaggio, che i fiorentini chiamano ormai il “sindaco santo”, giunge presto anche all’estero.Per la sua attività, La Pira riceve però anche attacchi di ogni tipo. Viene accusato di fare il gioco dei comunisti; il giornale fiorentino La Nazione lo attacca quotidianamente, lo chiamaAlle elezioni comunali del 1956 La Pira, per quanto osteggiato dai poteri forti, riscuote un grande sostegno popolare.Però la nuova legge elettorale rende più instabile la maggioranza: La Pira è eletto sindaco ma dopo un anno deve lasciare la guida del Comune a un commissario prefettizio. Alle elezioni comunali, nel 1960, sarà di nuovo il più votato e guida la sua terza amministrazione, dal 1961 al 1965, sostenuto da una coalizione DC-PSDI-PSI. La costruzione di 17 nuove scuole, la sistemazione dell’acquedotto, il varo del nuovo piano regolatore, la valorizzazione dell’artigianato fiorentino e del Maggio musicale, sono i punti intorno ai quali si concentra il suo programma.Contemporaneamente si accompagna il periodo conciliare e la speranza della distensione internazionale .Alle nuove elezioni ottiene ancora un notevole successo, ma il clima politico è ormai deteriorato: in un telegramma al segretario della DC Mariano Rumor e al Primo Ministro Moro La Pira denuncia le trame con cui, nelle segreterie dei partiti e nei “salotti” cittadini, si lavora per mettere fine alla sua singolare esperienza di sindaco. In un celebre discorso pronunciato nel 1954 a Ginevra sul “valore delle città” La Pira affermò il diritto delle città a sopravvivere e quindi il dovere degli amministratori di operare per la pace.
Negli anni della guerra fredda convocò a Firenze i Convegni per la pace e la civiltà cristiana , e poi i Colloqui mediterranei. Il punto di partenza era quello della inadeguatezza della guerra a risolvere i conflitti e della inevitabilità del negoziato: l’unica strategia capace di governare l’epoca della decolonizzazione e della presa di coscienza della fondamentale comunanza di destino dei popoli In questa strategia rientrano anche i gemellaggi di cui La Pira si fece promotore, creando legami tra Firenze e le città di tutti i continenti.Andò a Mosca nel 1959, primo politico occidentale non comunista a varcare la “cortina di ferro”: un’esperienza importante che lo vide anche al Cremlino, dove non ebbe timori a sollevare il problema dell’ateismo di stato.Quello a Mosca è solo uno dei suoi tanti viaggi volti ad abbattere i muri, costruire ponti coerentemente con l’ipotesi di fondo (storica e teologica) dell’unità della famiglia umana.Uno dei più delicati fu quello in Viet Nam dal quale riportò una offerta di trattative che avrebbe potuto evitare anni di inutile sanguinosa guerra. Altri viaggi importanti li fece in Medio Oriente: non ci potrà essere pace nel mondo, diceva, finché non ci sarà pace tra cristiani, ebrei, musulmani, quella che lui chiamava la “triplice famiglia di Abramo”.
Dopo il 1965, pur non essendo più sindaco di Firenze, La Pira rimane al centro di mille contatti internazionali: come presidente della Federazione delle Città Unite viene invitato a tenere discorsi e conferenze in tutto il mondo.Si impegna attivamente per la pace e il disarmo e per la distensione in Europa.Parallelamente, si adopera all’interno della Chiesa per il dialogo ecumenico e la responsabilizzazione del laicato. E anche la politica nazionale lo chiama a nuovi impegni. La Pira è in prima linea nelle battaglie per il referendum sull’aborto e sul divorzio e difende con forza il valore della vita, della persona, della famiglia.
Nel 1976, in un clima teso in cui le prospettive di dialogo tra le forze di progresso italiane rischiano, a suo parere, di immiserirsi in puri tatticismi la Democrazia Cristiana gli chiede nuovamente di candidarsi. È eletto deputato, ma la sua salute peggiora gravemente.
Giorgio La Pira muore il 5 novembre 1977.
Il giorno dopo, la salma viene esposta in San Marco: i fiorentini si riversano in massa a salutare il “sindaco santo”, mentre da tutto il mondo arrivano personalità della politica e della cultura, uomini di ogni nazione e religione.
Il 7 novembre, i funerali: in Duomo, il cardinal Benelli afferma: “Nulla può essere capito di Giorgio La Pira se non è collocato sul piano della fede”.

Lorenzo Banducci

mercoledì 24 marzo 2010

incontro di giovedì 18marzo

ALCUNI ASPETTI GIURIDICI DEL FENOMENO IMMIGRAZIONE

Può la politica di uno Stato, specie in un settore molto delicato e ricco di interessi confliggenti come quello dell’immigrazione clandestina, essere orientata da principi ispirati alla “caritas”, all’amore verso il prossimo?

Non solo può, ma secondo me deve, e per una ragione molto semplice: un problema legato all’uomo non lo si risolve se non trattando come un uomo colui che è l’oggetto del problema (nel nostro caso il clandestino). Ho voluto quindi indagare alla ricerca di una legislazione ispirata a certi valori, pervasa da uno spirito di accoglienza e solidarietà. Purtroppo, però, non credo che i nostri legislatori abbiano compreso bene la portata di quelle parole.
Si notano nella legislazione molte incongruenze come ad esempio il fatto che possono essere accettate le iscrizioni dei figli di immigrati stranieri anche se essi sono clandestini, ma il personale non è esentato dall'obbligo di denuncia dei genitori qualora sia consapevole della loro condizione di clandestinità. Delle riforme sull'istruzione degli stranieri ne è stato discusso durante l'incontro(16marzo) a Pisa per la Settimana dell'Università.Importante sarebbe poi, per permettere una maggiore integrazione sociale, la partecipazione degli adulti a dei corsi di alfabetizzazione, ma il secondo comma dell’art. 6 non esenta dall’esibizione dei documenti lo straniero che voglia accedervi. E’ chiaro come questa disposizione accentui il progressivo isolamento sociale del clandestino.
Altri punti principali sono il fatto che chi dà un alloggio a un clandestino è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni, inoltre sono puniti coloro che aiutano gli stranieri a entrare in Italia e coloro che li sfruttano. Questi ultimi commi sono forse i migliori fra tutti quelli trattati precedentemente, anche perché sono chiari e lineari nella loro formulazione e inoltre danno risalto e protezione alle vittime di vere e proprie schiavitù del mondo moderno: sfruttamento sessuale e lavorativo.

Nell’elenco dei reati di “grave allarme sociale” , è stata inclusa l’immigrazione clandestina,(una semplice contravvenzione) insieme ad associazione per delinquere, incendio, pornografia minorile, sequestro di persona, atti persecutori, circonvenzione di persone incapaci, violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all'igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale, traffico illecito di rifiuti. Ciò non può che lasciare stupefatti! Com’è possibile accostare, accomunare certi illeciti?!

Riguardo alla sentenza n.5856 della Cassazione semplicemente, non è comprensibile, a parer mio, sostenere la maggiore importanza della permanenza regolare sul territorio italiano, rispetto al diritto all’istruzione, diritto di rilevanza costituzionale (art. 34).

Ebbene, nel nostro Paese, ormai da circa vent’anni, l’immigrazione è una realtà; realtà troppo spesso affrontata superficialmente dal legislatore, con un accento di insofferenza e intolleranza per chi, lasciando tutto, si affida alla nostra provvidenza. Inutile negarlo: i nostri governanti non sono stati in grado, almeno secondo me, di risolvere il “problema” immigrazione, o almeno di trasformarlo in una risorsa, perché, miopi, hanno considerato troppo spesso il clandestino alla stregua di un pezzo legno che galleggia nel mare. Se non ricominciamo dalla dignità di uomo, di povero, di prossimo, avremo sempre il problema (ma davvero lo è?) immigrazione. Al catechismo ci hanno insegnato che siamo tutti figli di Dio. A scuola ci hanno ripetuto che siamo tutti uguali… Bene, mettiamolo in pratica!

Stefano Nannini

(Relazione a cura di Serena Capodicasa sulla base di quella fatta da Stefano naturalmente accorciata per non occupare troppo spazio sul blog)